Durante la fermentazione di un vino rosso, bucce e vinaccioli risalgono in superficie formando il cosiddetto cappello. La follatura serve a romperlo e a reimmergerlo nel mosto, favorendo estrazione, fermentazione regolare e controllo della qualità. Vediamo come funziona, quando si pratica, quali risultati offre e perché un intervento eccessivo può essere controproducente.
La follatura mantiene il cappello a contatto con il mosto e modella lo stile del vino
- Che cos’è: la discesa delle vinacce galleggianti nel mosto in fermentazione.
- A cosa serve: migliora il contatto con bucce e vinaccioli, favorendo colore, profumi e struttura.
- Quando si usa: soprattutto nella vinificazione in rosso e in alcune produzioni di vini macerati.
- Non è un’operazione automatica: intensità e frequenza dipendono da uva, temperatura, contenitore e stile desiderato.
- Il rischio principale: follature troppo energiche possono estrarre tannini duri e aumentare l’ossidazione.

Che cos’è la follatura e cosa succede nel tino
Con la follatura si esercita una pressione sul cappello di vinacce, cioè la massa di bucce, polpa e vinaccioli spinta verso l’alto dall’anidride carbonica prodotta dai lieviti. L’operatore rompe questa parte compatta e la riporta nel mosto, ristabilendo il contatto tra la frazione solida e quella liquida.
Il fenomeno è tipico della fermentazione alcolica dei rossi. Le bucce contengono antociani, responsabili del colore, mentre bucce e vinaccioli apportano tannini e composti aromatici. Immergerle significa permettere al mosto di estrarre queste sostanze in modo più uniforme, senza lasciare la superficie asciutta e poco protetta.
Io considero la follatura una vera regolazione del carattere del vino, non una semplice operazione meccanica. La stessa uva può dare un rosso morbido e profumato oppure più duro e astringente in base a quanto si lavora il cappello, per quanto tempo e con quale intensità.
Perché si pratica durante la vinificazione in rosso
Il primo obiettivo è mantenere un contatto costante tra mosto e vinacce. Questo aiuta a estrarre il colore e a distribuire meglio temperatura, lieviti e zuccheri all’interno del fermentatore. Un cappello molto compatto, invece, può creare zone poco bagnate e rendere la fermentazione meno omogenea.
Nelle prime fasi, una follatura controllata può favorire anche l’ossigenazione del mosto. I lieviti hanno bisogno di ossigeno soprattutto durante la fase iniziale di crescita, ma l’aria deve essere gestita con attenzione. Quando la fermentazione è avanzata, un’esposizione eccessiva può favorire ossidazioni e perdita di freschezza.
Il risultato sensoriale dipende dall’equilibrio tra estrazione e delicatezza. Gli antociani contribuiscono alla tonalità del vino, mentre i tannini danno struttura e capacità di evoluzione. Se si insiste troppo sui vinaccioli, però, possono emergere sensazioni amare, verdi o aggressive che difficilmente si correggono con l’affinamento.
La temperatura ha un ruolo importante. Nei rossi in fermentazione può arrivare intorno ai 28-30 °C, ma il valore effettivo varia secondo vitigno, volume della massa, cantina e stile produttivo. La follatura aiuta a distribuire il calore, non sostituisce però il controllo della temperatura.
Come si esegue e come si decide l’intensità
Il metodo manuale
Nelle piccole cantine si può usare un follatore manuale, una pala o un’asta adatta a rompere il cappello. L’azione deve essere progressiva, soprattutto quando bucce e vinaccioli sono ancora integri. L’obiettivo è immergere la massa senza schiacciare inutilmente i semi.
I sistemi meccanici
Le cantine più strutturate utilizzano pistoni, pale, eliche o fermentatori rotativi. Questi strumenti permettono di programmare profondità, durata e forza dell’intervento. Nei modelli più evoluti è possibile abbassare solo una parte del cappello, scelta utile quando si cerca un’estrazione più fine.
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Il ritmo degli interventi
Non esiste un numero valido per ogni vino. Durante la fase più attiva della fermentazione si può intervenire più volte nell’arco della giornata, mentre verso la fine spesso si riduce la frequenza. Il tecnico osserva la consistenza del cappello, misura la temperatura e segue densità, profumi e assaggio.
| Fase | Approccio abituale | Obiettivo |
|---|---|---|
| Avvio della fermentazione | Interventi delicati e regolari | Favorire lieviti e bagnare le vinacce |
| Fermentazione intensa | Maggiore attenzione al cappello | Uniformare temperatura ed estrazione |
| Fase finale | Riduzione o sospensione secondo l’assaggio | Evitare tannini duri e sovraestrazione |
La regola che seguirei è semplice: si lavora il mosto quanto serve, non quanto consente la macchina. Un vino destinato a essere fresco e scorrevole richiederà un trattamento diverso da un rosso da lungo affinamento, ricco di struttura e ottenuto da uve con bucce spesse.
Follatura, rimontaggio e délestage non sono la stessa cosa
Queste tecniche vengono spesso confuse perché perseguono un obiettivo comune, cioè aumentare o modulare il contatto tra liquido e vinacce. Il gesto, però, cambia e con esso cambiano ossigenazione, intensità di estrazione e gestione del cappello.
| Tecnica | Come funziona | Effetto caratteristico |
|---|---|---|
| Follatura | Il cappello viene spinto verso il basso | Rimescolamento diretto e contatto immediato |
| Rimontaggio | Il mosto viene prelevato dal fondo e spruzzato sul cappello | Bagnatura, ricambio del liquido e ossigenazione modulabile |
| Délestage | Una parte o tutto il mosto viene trasferito e poi reimmesso | Ossigenazione più marcata e possibile estrazione intensa |
Il rimontaggio può risultare più delicato quando si vuole bagnare il cappello senza comprimerlo. La follatura, invece, è molto efficace nel rompere una massa compatta. Il délestage è un intervento più impegnativo e richiede una gestione precisa dei tempi, perché aumenta il contatto con l’ossigeno.
Non bisogna confondere queste pratiche con il batonnage, che consiste nel rimettere in sospensione le fecce fini, generalmente durante l’affinamento di un vino bianco o in alcuni rossi. Qui non si lavora il cappello formato dalle vinacce durante la fermentazione.
Gli errori che possono compromettere il risultato
Il primo errore è pensare che una follatura più energica produca automaticamente un vino migliore. La pressione eccessiva rompe i vinaccioli e può aumentare l’estrazione di tannini amari. Questo problema si nota soprattutto in uve poco mature o in fermentazioni già molto estrattive.
Un altro rischio è lasciare asciugare il cappello. La parte emersa può ossidarsi o sviluppare alterazioni microbiologiche, in particolare se la temperatura è alta e la cantina non è ben gestita. Bagnarlo regolarmente è importante, ma anche in questo caso serve una misura adeguata al vino.
Intervenire con lo stesso schema su ogni vasca è una scelta poco sensata. Un Primitivo pugliese molto maturo, un Nebbiolo ricco di tannino e un rosso giovane da bere entro l’anno non hanno la stessa esigenza estrattiva. Io darei più peso all’assaggio quotidiano che a un programma rigido stabilito in anticipo.
Infine, la follatura non può correggere uve danneggiate, squilibri di acidità o problemi sanitari già presenti. È uno strumento di gestione della fermentazione, non una soluzione universale. La qualità del vino nasce prima di tutto da uva sana, raccolta al momento giusto e igiene accurata.
Quando questa tecnica fa davvero la differenza nel bicchiere
La si apprezza soprattutto nei vini rossi in cui si desiderano colore stabile, profumo netto e tannino ben integrato. Una gestione equilibrata può aiutare a costruire un vino più armonico, ma non rende automaticamente corposo un prodotto nato leggero né sostituisce la qualità del vitigno.
Nei vini macerati e negli orange wine la logica può essere simile, anche se contenitore, durata e temperatura cambiano molto. Nei bianchi tradizionali, invece, la follatura del cappello non è una pratica centrale, perché le bucce vengono spesso separate dal mosto prima della fermentazione.
Per chi degusta, il segnale più utile non è cercare una menzione in etichetta, quasi mai presente, ma osservare il risultato. Un vino ben estratto mostra colore vivo, profumi leggibili e tannini che accompagnano il sorso senza asciugare eccessivamente la bocca.
La misura resta il vero strumento del cantiniere
La follatura riporta le vinacce nel mosto, favorisce l’estrazione e rende più uniforme la fermentazione. Il suo effetto dipende però da vitigno, maturità delle uve, temperatura, durata della macerazione e forza dell’intervento.
La conclusione che traggo è concreta: non conta follare di più, ma follare meglio. Quando la tecnica è calibrata sull’uva e verificata con osservazione e assaggio, contribuisce a dare al vino profondità senza coprirne l’equilibrio e l’identità territoriale.