Quando si parla di grandi protagonisti del vino italiano, Riccardo Cotarella emerge per il percorso che unisce ricerca, consulenza e rispetto del territorio. In queste righe ricostruisco la sua carriera, spiego come è nata Famiglia Cotarella e indico quali vini assaggiare per riconoscere meglio il suo stile, con suggerimenti pratici su servizio e abbinamenti.
Il profilo di Cotarella in pochi punti essenziali
- Riccardo Cotarella è un enologo umbro nato nel 1948.
- Nel 1979 ha fondato Falesco insieme al fratello Renzo.
- Falesco è oggi conosciuta come Famiglia Cotarella.
- Il suo vino simbolo è Montiano, ottenuto da Merlot.
- Nel periodo 2025-2027 è presidente nazionale di Assoenologi.

Chi è Riccardo Cotarella e perché conta nel vino italiano
Riccardo Cotarella è nato nel 1948 nell’area di Orvieto, in una famiglia profondamente legata alla campagna e alla produzione di vino. Dopo gli studi di enologia a Conegliano, ha iniziato a lavorare molto giovane, maturando esperienza sia nella gestione delle cantine sia nella lettura delle diverse uve e dei territori.
La sua carriera non si è limitata alla produzione di bottiglie. Cotarella è diventato soprattutto un consulente enologico internazionale, chiamato a seguire progetti in numerosi Paesi e in oltre cento aziende secondo le ricostruzioni più recenti. Io considero questo aspetto fondamentale, perché aiuta a capire la sua influenza ben oltre i vini della propria famiglia.
Nel 2025 è stato riconfermato alla guida di Assoenologi per il triennio 2025-2027. Il suo ruolo pubblico riguarda anche temi attuali come il rapporto tra vino e salute, il calo dei consumi e la necessità di avvicinare i giovani alla cultura enologica senza trasformare il vino in un prodotto distante dalla vita quotidiana.
Una carriera costruita sul lavoro in cantina
| Periodo | Tappa principale | Perché è importante |
|---|---|---|
| 1968 | Conseguimento del titolo di enologo | Segna l’ingresso professionale nella moderna enologia italiana. |
| 1979 | Fondazione di Falesco con Renzo Cotarella | Nasce il progetto familiare oggi identificato con Famiglia Cotarella. |
| Anni Novanta | Sviluppo di Montiano e Poggio dei Gelsi | Il Lazio e l’area umbro-laziale acquistano maggiore visibilità qualitativa. |
| 2025-2027 | Presidenza di Assoenologi | Cotarella rappresenta una parte importante del comparto tecnico italiano. |
Dalla Falesco alla Famiglia Cotarella
Nel 1979 Riccardo e Renzo Cotarella fondarono Falesco a Montefiascone, nell’Alto Lazio. L’obiettivo era ambizioso ma concreto: valorizzare vecchi vitigni locali e dimostrare che le colline tra Lazio e Umbria potevano produrre vini capaci di competere con le zone italiane più celebri.
Il passaggio generazionale è avvenuto nel 2016, quando Dominga, Marta ed Enrica Cotarella hanno assunto la guida dell’azienda. Il nome Famiglia Cotarella ha così sostituito progressivamente quello di Falesco, mantenendo però una continuità evidente nella ricerca, nella cura dei vigneti e nella costruzione delle etichette.
La storia aziendale mostra una scelta che apprezzo molto. Non si è cercato soltanto di inseguire i vitigni più conosciuti, ma di lavorare su identità locale e sperimentazione. Montiano nasce proprio da questa intuizione, con l’uso di un particolare clone di Merlot in un territorio tradizionalmente associato soprattutto ai vini bianchi.
Le etichette che hanno costruito la reputazione
- Montiano è il rosso più rappresentativo, nato dalla ricerca sul Merlot e apprezzato per struttura, concentrazione ed eleganza.
- Poggio dei Gelsi valorizza il Roscetto all’interno della denominazione Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, offrendo una lettura più ambiziosa di un vino bianco territoriale.
- Tellus comprende diverse interpretazioni, tra cui Syrah e Chardonnay, pensate per un rapporto più immediato con la tavola.
- Soré è un rosato Lazio IGP prodotto con Merlot e Aleatico, fresco e adatto anche alla cucina mediterranea.
Il metodo di Cotarella tra tecnica e territorio
Definire lo stile di Cotarella soltanto come “internazionale” sarebbe riduttivo. È vero che nei suoi vini si riconoscono spesso precisione, pulizia aromatica e buon uso del legno, ma il punto di partenza resta il vigneto. La tecnica serve a rendere leggibile l’uva, non a cancellarne l’origine.
Per me, il suo contributo più interessante sta nella capacità di unire due esigenze spesso presentate come opposte. Da una parte c’è la ricerca di vini equilibrati, longevi e comprensibili anche fuori dall’Italia; dall’altra c’è la volontà di conservare il carattere del territorio, soprattutto quando si lavora con varietà meno celebri.
Che cosa fa davvero un enologo
L’enologo segue il vino dalla raccolta alla bottiglia. Controlla la maturazione delle uve, decide tempi e modalità di vinificazione, monitora fermentazioni e affinamento e interviene quando equilibrio, stabilità o qualità rischiano di compromettersi.
Questo non significa costruire il vino a tavolino. Le decisioni dipendono da annata, suolo, clima e stato sanitario delle uve. Un enologo esperto può ridurre gli errori, ma non può trasformare una vendemmia difficile in una stagione perfetta. Anche questa è una lezione utile per chi giudica una bottiglia soltanto dal nome del consulente.
Quali vini assaggiare per capire la sua firma
Per avvicinarsi a questo mondo non partirei necessariamente dalla bottiglia più costosa. Preferisco un piccolo percorso che metta a confronto bianco, rosato e rosso, perché permette di osservare come cambiano freschezza, struttura e rapporto con il cibo.
| Vino | Profilo | Servizio consigliato | Abbinamento |
|---|---|---|---|
| Poggio dei Gelsi | Bianco fresco, aromatico e territoriale | 10-12 °C | Pesce, primi piatti delicati, formaggi freschi |
| Soré | Rosato fragrante, floreale e agile | 10-12 °C | Antipasti, salumi non troppo saporiti, cucina pugliese |
| Montiano | Rosso intenso, strutturato e morbido | 16-18 °C | Carni arrosto, ragù, pecorini stagionati |
| Tellus Syrah | Rosso fruttato e speziato, più immediato | 16-18 °C | Grigliate, primi al ragù, piatti con funghi |
Montiano richiede un po’ più di attenzione. Io lo servirei dopo 30-60 minuti di ossigenazione, soprattutto nelle annate giovani, evitando però di portarlo a temperature eccessive. Il calore amplifica l’alcol e rende meno leggibili profumi e tannini.
Il prezzo non è un indicatore assoluto della qualità. Cambia molto in base a annata, formato, canale di vendita e conservazione; per questo è più corretto confrontare la scheda tecnica e la provenienza della bottiglia invece di affidarsi soltanto alla cifra esposta.
Come scegliere e servire una bottiglia di Cotarella
La scelta dipende prima di tutto dall’occasione. Per un pranzo di pesce sceglierei un bianco con buona acidità; per un aperitivo mediterraneo punterei sul rosato; per una cena con carne o formaggi stagionati il rosso strutturato ha più senso.
Controllerei sempre annata e stato della bottiglia. Un vino importante non deve avere il tappo danneggiato, segni di fuoriuscita o un livello anormalmente basso. Le bottiglie acquistate online o conservate a lungo in ambienti caldi possono deludere anche quando l’etichetta è prestigiosa.
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Gli errori più comuni
- Servire un rosso strutturato a temperatura ambiente in estate, quando può superare facilmente i 24 °C.
- Abbinare Montiano a piatti troppo delicati, lasciando che il vino copra completamente il cibo.
- Confondere morbidezza con dolcezza. Un vino rotondo può essere secco e avere comunque una sensazione vellutata.
- Valutare una bottiglia appena aperta senza darle il tempo di esprimersi.
La regola che seguo è semplice: prima il piatto, poi il vino. La fama dell’enologo può incuriosire, ma è l’equilibrio tra bottiglia, annata e cucina a determinare il piacere reale a tavola.
La lezione più utile lasciata da questo percorso
Riccardo Cotarella rappresenta un modo di fare enologia fondato su competenza tecnica, ambizione e capacità di valorizzare territori non sempre considerati centrali. La sua storia dimostra che un grande vino non nasce soltanto da un vitigno famoso, ma da una sequenza coerente di scelte in vigna, in cantina e durante il servizio.
Per conoscere davvero il suo lavoro, suggerisco di assaggiare almeno un bianco, un rosato e un rosso della famiglia, prestando attenzione a freschezza, equilibrio e rapporto con il cibo. È lì che il nome diventa esperienza e che la firma dell’enologo smette di essere una semplice reputazione.